Informativa privacy

Chi siamo, che cosa raccogliamo, chi può leggerlo e come si cancella. Scritto in italiano corrente, sulle cose che l’applicazione fa davvero.

Chi tratta i tuoi dati

Il titolare del trattamento è Paolo Terenzi, Pisoniano (RM), Italia, persona fisica. Lo si raggiunge a assistenza@rubricard.com. L’indirizzo completo si comunica a chi ne fa richiesta.

È in costituzione una società. Quando esisterà, il servizio passerà a lei alle stesse condizioni e te lo diremo prima: da quel giorno denominazione, sede e dati fiscali compaiono qui, nella pagina dei contatti e nell’informativa privacy. Non pubblichiamo dati identificativi provvisori: preferiamo dirti che mancano piuttosto che scriverne di inesatti. Gli indirizzi sono anche nella pagina dei contatti.

La lista d’attesa

Rubricard è in prova chiusa: si entra su invito, e sul sito si può chiedere di riceverne uno.

Se chiedi un invito raccogliamo il tuo indirizzo di posta e nient’altro: non il nome, non il telefono, nessuna domanda. Lo trattiamo per scriverti quando c’è posto, e per nessun altro scopo. La base giuridica è il tuo consenso, che dai scrivendo l’indirizzo dopo aver letto quelle righe.

Non è una lista per mandare pubblicità, e non diventerà mai tale. Non cediamo l’indirizzo a nessuno e non lo usiamo per profilarti. Nel deposito in cui vive non esiste nemmeno la colonna in cui scrivere un consenso commerciale.

Per uscire scrivi a assistenza@rubricard.com: cancelliamo l’indirizzo e ti confermiamo che è fatto. Non serve motivare la richiesta. In ogni caso l’indirizzo non resta in lista per sempre: se la prova chiusa finisce senza che tu sia entrato, la lista viene cancellata.

Se ti iscrivi due volte non nasce una seconda riga, e la risposta che leggi è la stessa per un indirizzo nuovo e per uno già in lista. È voluto: se fosse diversa, chiunque potrebbe scoprire se una certa persona si è iscritta.

L’account, che è obbligatorio

Non esiste un modo di usare Rubricard senza account: è la porta, non un accessorio.

  • Indirizzo e-mail. È il dato con cui entri: serve a mandarti il codice a sei cifre, così non c’è una password da ricordare. L’indirizzo è conservato cifrato, con un’impronta separata che serve solo a ritrovare il tuo account. L’impronta non ci restituisce l’indirizzo di nessuno. Il limite però va detto: la chiave con cui si calcola è nostra, quindi un indirizzo che già conosciamo possiamo confrontarlo con quelli in archivio e capire se c’è.
  • Numero di telefono. È obbligatorio, e lo confermi una volta con un codice a sei cifre che ti arriva per SMS. Serve a farti trovare da chi ha già il tuo numero in rubrica (una funzione in arrivo); non è una via per entrare né per recuperare l’account, che restano l’indirizzo e le sei cifre. Per mandarti l’SMS il numero passa a un fornitore terzo, Brevo, lo stesso che manda le nostre e-mail. Sul tuo account il numero è conservato cifrato, con un’impronta separata come l’indirizzo.
  • La conferma di avere almeno 16 anni. Si registra la conferma e il giorno in cui l’hai data. Per aprire l’account non ti chiediamo la data di nascita, e non te la chiediamo da nessuna parte: nella tua scheda c’è una riga facoltativa per il solo anno, e sta scritta nel capitolo qui sotto.
  • Il testo che accetti entrando, e la sua versione. Restano scritti il documento accettato, la sua versione, l’impronta del testo che ti è stato mostrato e l’ora del nostro servizio. Serve a poterti far rileggere per sempre esattamente quello che hai accettato.
  • Identificativo del dispositivo. Un identificativo generato dal dispositivo stesso, che serve a distinguere i tuoi dispositivi fra loro e a farti scollegare quelli che non usi più. Non è un identificativo pubblicitario e non viene condiviso.
  • Registri tecnici. Gli accessi e gli errori vengono registrati per il tempo necessario a far funzionare e a proteggere il servizio.

La tua scheda, e i dati che ci dai

Dentro l’applicazione c’è una scheda che dice chi sei. Compilarla è facoltativo, riga per riga.

Una schermata dell’applicazione chiede sette dati: nome, cognome, sesso, anno di nascita, nazione, città e CAP. Nessuno dei sette è obbligatorio, la schermata si può saltare, e saltarla non toglie niente. Ce li chiediamo per una ragione sola, e la scriviamo com’è: sapere quante persone siamo, di che età e di dove. Non servono a mostrarti pubblicità, e non li diamo a nessuno.

Questi sette li leggiamo, tutti e sette. Vuol dire che stanno nel nostro archivio come dati che possiamo contare: restano protetti mentre viaggiano e mentre sono fermi, ma non sono chiusi dentro la busta che si apre solo con la chiave del tuo dispositivo. È una scelta e non una dimenticanza: un dato chiuso così non si può contare, e contare è l’unica ragione per cui te li chiediamo. Tutto il resto della scheda, e tutte le tue card, restano invece nella busta.

Va detta anche la conseguenza, perché è giusto che tu la sappia prima di scrivere: il tuo nome, il tuo cognome, la tua città e il tuo CAP stanno insieme sulla stessa riga, con l’anno e il sesso. È un archivio con dentro dei nomi, e lo chiamiamo così. Ci sta perché lo hai scritto tu, riga per riga, e puoi toglierlo quando vuoi dalla stessa schermata: quello che cancelli lì viene cancellato anche da noi.

La data di nascita non te la chiediamo più. Fino al 18 agosto 2026 la schermata chiedeva il giorno preciso; adesso chiede il solo anno. Il motivo è che del giorno preciso non facevamo niente: lo scrivevamo e ne tenevamo l’anno. Un dato che non serve non si chiede, ed è un dato in meno da proteggere. La stessa cosa vale nel senso opposto per il CAP, che invece adesso leggiamo: da solo, con l’anno al posto del giorno, non riconosce nessuno, e ci dice di dove siamo.

Quello che scrivi nella scheda lo puoi cambiare o cancellare quando vuoi, dalla stessa schermata. Non c’è nessun promemoria che ti chieda di completarla, e la barra che dice quanto è piena la tua scheda non tiene conto di questi sette dati: chi non li dà non vede scendere niente.

Le tue card, e chi le legge

Il nome, il numero di una tessera, una data, un recapito, un indirizzo, le foto e gli allegati.

Il contenuto di ogni card viene chiuso a chiave sul tuo dispositivo prima di partire, e arriva da noi già chiuso. La chiave non sta insieme ai dati: vive fuori dalla banca dati. Chi si portasse via l’archivio, e nient’altro, non aprirebbe niente. Restano comunque visibili, senza bisogno di aprire: l’account a cui la card appartiene, quando l’hai toccata l’ultima volta, e altre sette cose che il capitolo qui sotto elenca una per una.

Il nostro servizio apre il contenuto delle card. La chiave che riceviamo è una sola per ogni card, e apre tutto quello che c’è dentro: il testo, il PIN se ne hai messo uno, e le fotografie, comprese quelle dei documenti. Lo facciamo per una ragione sola: darti le tue card quando entri con il tuo indirizzo e il codice a sei cifre. È il motivo per cui da un telefono nuovo, o da un altro computer, le tue card ci sono già. Prima bisognava farsi arrivare la chiave da un dispositivo che ce l’aveva già, oppure ricopiare a mano un codice lunghissimo.

Fuori da quell’uso non le leggiamo, non le mostriamo a nessuno e non le vendiamo. Nessuna pubblicità è costruita sulle tue card, oggi e mai. Nessuna parte del nostro programma apre una fotografia: la chiave serve a consegnarti la card, non a guardarla. Ma averne la possibilità e non usarla sono due cose diverse, e qui le diciamo tutte e due.

Le card protette da una password restano fuori da tutto questo: la loro chiave la ricava il tuo dispositivo dalla password che scegli tu, non arriva mai da noi, e una card con password non la apriamo nemmeno noi. Se dimentichi quella password non possiamo aiutarti a rientrarci. Mettere una password su una card che avevamo già toglie a noi la chiave che avevamo. Restano le copie fatte prima, se qualcuno le aveva già scaricate.

Quando condividi una card con un’altra persona, il contenuto che le hai passato diventa leggibile per lei. Se le togli l’accesso smette di ricevere gli aggiornamenti e quello che aveva sparisce dal suo dispositivo, ma quello che ha già visto resta suo: non lo possiamo cancellare, e non facciamo finta del contrario.

E su alcuni tipi di card puoi permetterle di fartene una copia sua. È una leva che accendi tu, quando passi quella card, e nasce spenta. Se la accendi, quella persona può tenersi una copia che resta sua anche il giorno in cui le togli l’accesso. Toglierla domani non cancella le copie già fatte.

Le card che riguardano la salute

Cinque tipi di card: il Ciclo, il Farmaco, la Terapia, le Misurazioni, la Dieta.

Dentro queste cinque ci sono cose che la legge protegge più delle altre: che medicine prendi e a che ora, la pressione o la glicemia che ti misuri in casa, i giorni del ciclo, quello che mangi. Per questo non nascono da sole: prima di crearne una ti mostriamo un foglio che dice che cosa stai per salvare, e la card esiste solo se dici di sì. Quel sì è il permesso su cui le trattiamo, e puoi toglierlo quando vuoi cancellando le card di quel tipo. Senza quel sì, la card non si crea.

Valgono le stesse regole delle altre card, comprese quelle scomode: il contenuto lo apriamo, come sta scritto nel capitolo qui sopra, e lo facciamo per darti le tue card quando entri da un dispositivo nuovo. Non c’è una cassaforte diversa per queste cinque. Una card con password non la apriamo nemmeno noi: se vuoi che una di queste cinque resti chiusa anche per noi, mettici una password. Da quel momento sale cieca, e la chiave nasce dalla tua password, sul tuo dispositivo.

Ma tre cose, su queste cinque, le facciamo diversamente. Non scriviamo accanto a loro nessuna delle cose che il capitolo «Che cosa vediamo accanto a ogni card» elenca: nemmeno il tipo. Non entrano nei numeri che l’app ci manda ogni giorno: quel numero non nasce nemmeno sul tuo dispositivo. E gli avvisi portano l’ora, mai il valore.

Gli avvisi della Terapia e delle Misurazioni sono l’unica cosa che esce di casa in chiaro, e va detta per intero. Il tuo telefono ci manda le ore dei prossimi due giorni: il giorno, il minuto, e un codice senza significato per ogni riga da ricordare. Quando segni «l’ho presa» o «la salto», ci arriva il gesto e l’ora, mai il motivo. Non ci arriva il nome della medicina, la dose, che cosa misuri, né il numero che hai misurato. Sappiamo che alle otto di sera quella persona prende una medicina, o fa una misura: ci serve a scrivere la frase giusta sulla schermata di blocco. Quale medicina e quale misura non lo sappiamo. Il Ciclo, il Farmaco e la Dieta non mandano nessun avviso.

Se passi una di queste card a un’altra persona, lei vede tutto quello che c’è dentro, non un riassunto: il diario del ciclo con dentro tutto quello che ci hai annotato, il diario delle misure, il piano e il diario della dieta. La Terapia non si può passare a nessuno. Le fotografie e i file allegati non viaggiano. A chi la riceve non chiediamo nessun consenso, e lo diciamo qui perché è un buco che va chiuso, non una scelta. Chi riceve una card di salute vede solo chi gliela manda e come si chiama.

Per quanto tempo. Come le altre card: finché la tieni. Cancelli la card e sparisce, chiudi il conto e sparisce tutto. Il consenso che hai dato resta scritto sul tuo dispositivo, con la data e la versione del foglio che avevi davanti, e non arriva a noi.

Non diamo consigli medici, e non li daremo. Rubricard ricorda e mostra. Non dice se una dose è giusta, non avverte se due medicine non vanno d’accordo, non legge i tuoi numeri per dirti come stai. Per quello c’è il tuo medico, e non siamo noi.

Che cosa vediamo accanto a ogni card

Accanto a ogni card restano scritte in chiaro sette cose, che leggiamo senza aprirla.

  • Di che tipo è. Una tessera, un contatto, un posto, un documento, una scadenza, un evento o un veicolo.
  • Se ci hai attaccato una foto. Solo che c’è, non la foto.
  • Il giorno in cui scade, quando una scadenza c’è. Non che cosa scade.
  • Se ha un codice a barre.
  • Che genere di codice è, quando ce n’è uno. Mai il codice.
  • Il colore che hai scelto.
  • Come è nata: scritta a mano, presa dal catalogo, fotografata, o arrivata da una persona che te l’ha condivisa.

Servono a contare, e a nient’altro: se lo spazio per le foto serve davvero e quanto costerà, se il lettore dei codici lo usa qualcuno, se la tavolozza dei colori serve, quale strada per creare una card funziona e quale si può lasciare andare. Il giorno di scadenza serve a misurare se gli avvisi arrivano puntuali, che è la promessa più concreta che ti facciamo.

Non sono gli otto numeri del capitolo qui sotto. Quelli si sommano a quelli di tutti gli altri e non dicono chi sei. Questi stanno nella riga della tua card, accanto al tuo account, e restano lì finché la card esiste. È un’altra cosa, e per questo ha un capitolo suo.

Il più parlante dei sette è il giorno di scadenza. Accanto al tipo «documento» diventa un fatto sulla tua vita: che un tuo documento scade in una certa data. Non è grave, e lo scriviamo lo stesso. Che cosa scade, lì accanto, non c’è scritto: quello resta chiuso dentro la card.

Quello che non esce mai dal contenuto chiuso: il numero della tessera, il nome che hai scritto tu, le note, le foto, il contenuto delle liste. E di quale negozio è una tessera non lo teniamo accanto alla tua card: lo contiamo in un totale per giorno, che non sa dire di chi.

Le card con password non partecipano a niente di tutto questo: accanto a loro non si scrive nessuno di questi sette valori.

Quante card di ogni tipo esistono, e quante si aprono

Ogni tanto l’app ci dice quante card di ogni tipo hai e quante ne apri, senza dire chi sei.

Una volta al giorno l’applicazione manda otto numeri: quante tessere, quante scadenze, quante persone, quanti posti, quanti documenti, quanti eventi, quanti veicoli, quante ricette. Con loro manda anche, per ogni tipo, quante volte ieri hai aperto una card e quante card diverse hai aperto: sempre in fasce, mai il nome di una card. Non manda nomi e non manda contenuti. La richiesta però viaggia sullo stesso canale riconosciuto di tutto il resto, quindi nell’istante in cui arriva sappiamo da quale dispositivo viene. Quello che non facciamo è scriverlo: non esiste nessuna riga che dica chi ha mandato quali numeri, e quindi non esiste nessun elenco da cui ricavarlo. La memoria che impedisce a un rinvio di contare due volte dura dieci minuti, sta in memoria e non su disco, e un riavvio la azzera. Ci serve per capire che cosa vale la pena tenere: se un tipo di card non lo usa nessuno, è giusto saperlo.

I numeri partono già raggruppati. Fino a nove viaggia il numero esatto, che è quello che ci dice se un tipo serve a qualcuno o a nessuno. Sopra i nove viaggia un intervallo, per esempio «da venti a quarantanove»: un conteggio preciso e alto sarebbe riconoscibile fra mille persone, un intervallo no. E partono a un’ora scelta a caso dopo che hai aperto l’app, così il momento in cui arrivano non dice a che ora tu l’hai aperta.

Dalla nostra parte non nasce nessuna riga che ti riguardi. I numeri si sommano a quelli di tutti gli altri e spariscono. Non esiste una tabella da cui risalire a chi ha che cosa, perché quella tabella non viene creata.

Si spegne dalle impostazioni dell’applicazione, alla voce Riservatezza. È acceso di partenza, si spegne con un tocco e senza conferma, e da quel momento non parte più niente: spegnerlo non cambia nulla di quello che l’applicazione fa per te.

Dove stanno i dati e chi li tratta per noi

  • Le tue card stanno sul tuo dispositivo, ed è da lì che si aprono: alla cassa non parte nessuna richiesta, e l’applicazione funziona senza rete.
  • La banca dati del servizio è ospitata nell’Unione europea, a Parigi.
  • Le e-mail con il codice di accesso e gli avvisi delle scadenze sono recapitati da un fornitore di posta transazionale, che tratta il tuo indirizzo per nostro conto e solo per recapitare quel messaggio. Il messaggio di una scadenza non contiene mai il titolo della scadenza.
  • Questo sito e l’applicazione web sono serviti da una rete di distribuzione di contenuti, che tratta i dati tecnici di connessione necessari a consegnarti le pagine.
  • Le fotografie e i file che alleghi stanno in un magazzino di oggetti a parte, non nella banca dati: ci arrivano già chiusi a chiave dal tuo dispositivo, e chi lo gestisce vede un nome senza significato e una dimensione.
  • Gli avvisi sul telefono passano dal produttore del tuo browser — Google, Apple o Mozilla, secondo quale usi. Non è evitabile: è il postino, ed è il suo indirizzo che rende possibile consegnarti un avviso ad applicazione chiusa. Il messaggio è cieco: dice che c’è qualcosa da guardare, mai che cosa.
  • Il catalogo delle catene è pubblico e non contiene dati che ti riguardano.
  • Su questo sito non ci sono strumenti di tracciamento di terze parti, e nemmeno nell’applicazione. Nessuna pubblicità, da nessuna parte.
E sul tuo dispositivo?

Quello che mettiamo sul tuo telefono o sul tuo computer sta scritto voce per voce nella pagina Cookie e memoria del dispositivo, insieme a quanto dura e a come si toglie. Cookie non ne usiamo nessuno.

Le copie, e che cosa non promettiamo

L’applicazione non produce nessun file con dentro le tue card, e non c’è nessun modo di caricarne uno. Vale su tutte e due le superfici, e non è una funzione che arriverà più avanti: è una scelta.

Va detto che cosa comporta: se i dati si perdono, non hai una copia tua. E non promettiamo di conservarli per un tempo stabilito, né di riuscire a recuperarli: oggi non abbiamo una copia di sicurezza che qualcuno abbia provato a rimettere al suo posto, e finché è così preferiamo dirtelo.

Quello che resta è vero e conta: le tue card stanno anche sul dispositivo su cui le hai messe, ed è da lì che si aprono, anche senza rete. Il diritto di ricevere i tuoi dati resta intero, e si esercita scrivendoci: è l’articolo qui sotto.

Per quanto tempo, e come si cancella

L’indirizzo in lista d’attesa resta finché non lo cancelli scrivendo a assistenza@rubricard.com, e comunque non oltre la fine della prova chiusa.

I dati dell’account restano finché l’account esiste. Puoi chiudere l’account: il contenuto sincronizzato viene eliminato e le tue card restano sul dispositivo, dove erano anche prima. Con la chiusura spariscono subito il tuo indirizzo di posta e i sette dati della scheda: nome, cognome e tutti gli altri. Resta solo la riga che dice che quell’account è esistito, senza più niente dentro che dica chi eri: serve per un rimborso o una contestazione futura.

E il numero di telefono se ne va con loro. È obbligatorio per entrare, quindi ce l’hanno tutti, ed è la ragione per cui va detto: chiudendo il conto spariscono il numero, la sua impronta e il paese da cui viene. Sulla riga che sopravvive non resta niente con cui ritrovarti.

Scollegando un dispositivo spariscono nello stesso istante la sua sessione, la sua chiave per l’ingresso con l’impronta e la sua iscrizione agli avvisi. Non resta niente che continui a funzionare per un dispositivo che hai cacciato.

I registri tecnici restano per il tempo necessario a far funzionare e a proteggere il servizio, e poi vengono eliminati.

I tuoi diritti

Puoi chiedere l’accesso ai dati che ti riguardano, la loro rettifica, la cancellazione, la limitazione del trattamento e la portabilità, e puoi opporti al trattamento nei casi previsti dal Regolamento (UE) 2016/679. Dove il trattamento si fonda sul tuo consenso, puoi revocarlo quando vuoi, e la revoca non tocca quello che è stato fatto prima. Puoi inoltre proporre reclamo al Garante per la protezione dei dati personali.

Per esercitarli, scrivici: gli indirizzi sono nella pagina dei contatti. Rispondiamo entro un mese. Prima di mandarti qualunque cosa verifichiamo che tu sia davvero il titolare di quell’account: mandare le card di una persona a qualcun altro sarebbe molto peggio del problema di partenza.

Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2026. Quando cambia quello che facciamo con i tuoi dati, cambia questa data.